L’ombra delle Assicurazioni sulla Sanità pubblica

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La Sanità Pubblica è forse prossima al collasso? Certamente la situazione attuale non è rosea e il rischio della ”dismissione del servizio pubblico” a vantaggio delle assicurazioni sanitarie private grava sugli italiani, secondo quanto afferma Aldo Piperno, docente di Sociologia dei Fenomeni Economici all’Università Federico II di Napoli. Eppure l’assistenza sanitaria italiana è considerata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come una delle migliori al mondo.
La frattura tra assicurazione sanitaria pubblica e privata è causata da un numero crescente di pazienti che preferiscono sottoscrivere quest’ultima in aggiunta alla prima. Le cause di quest’orientamento sono molteplici e non riguardano solo le scelte legislative degli ultimi anni ma anche una situazione di malasanità generale che affligge gli ospedali italiani di cui spesso i media danno notizia.

La condizione della Sanità Pubblica attuale

Istituito nel 1978, il Servizio Sanitario Nazionale ha rimpiazzato il vecchio sistema mutualistico dell’Inam fornendo equa assistenza a tutta la popolazione italiana senza esclusioni legate al reddito. Negli ultimi anni, i tagli ai fondi dedicati hanno spinto i cittadini ad un cambio di tendenza, incentivati così a fare affidamento ad assicurazioni sanitarie private.
La riduzione dei fondi è andata di pari passo con un calo nelle prestazioni dei servizi pubblici: situazioni di disagio che vedono il dislocamento dei vari reparti in più strutture ospedaliere di difficile raggiungimento o i lunghi tempi d’attesa per visite mediche o esami specialistici.
I tagli alla sanità hanno avuto come ulteriore conseguenza una ridistribuzione del personale medico ed infermieristico che si ritrova ad operare in più ospedali con la stessa qualifica, ma che non è in grado di seguire i pazienti delle varie strutture con costanza.
Non bisogna inoltre tralasciare il fatto che gli scandali dovuti ad una mala gestione da parte di medici o personale pubblico inducono a pensare che la sanità pubblica non possa offrire servizi ottimali. Inoltre, negli ultimi anni, è cresciuta l’abitudine da parte delle compagnie di evitare di assicurare medici e strutture ospedaliere pubbliche, privando i pazienti di un sistema di tutele e garanzie che dovrebbero essere la norma.

Il ritorno della mutua

Le compagnie private sono ritornate in auge recentemente: un’analisi svolta dall’ Agenzia delle Entrate ha rilevato che nel 2014 gli italiani con un’assicurazione sanitaria integrativa ammontavano a 9 milioni, aumentati a 14 nel 2017 e con una stima che prevede circa 21 milioni nel 2025.
Questa crescente tendenza è dovuta proprio alle pressanti richieste di un sistema sanitario più efficiente e rapido che ha spinto lo Stato a favorire benefici fiscali in favore delle assicurazioni private per colmare le lacune e i problemi della sanità pubblica.
Bisogna considerare che l’assicurazione sanitaria integrativa è al momento tra i benefit più richiesti dai dipendenti delle aziende e gli stessi sindacati e le organizzazioni datoriali occupano posti di rilievo nei consigli di amministrazione delle grandi lobby assicurative influenzando in questa maniera i propri dipendenti nella scelta eventuale della stipula di contratti assicurativi integrativi.
In generale, le polizze assicurative private prevedono delle franchigie o dei tetti di spesa minimi ma permettono di non pagare le prestazioni mediche se il paziente sceglie di appoggiarsi a medici o strutture indicati dalla compagnia stessa all’interno del contratto, se invece è egli stesso a scegliere lo specialista a cui affidarsi è previsto il pagamento di un supplemento. Possono essere inclusi nel contratto rimborsi per spese particolari (a titolo esemplificativo: dentista, lenti, ricovero in stanza privata).

Le conseguenze del Second Welfare

L’aumento dell’utenza che si affida alle compagnie private grava ugualmente e in ogni caso sulla sanità pubblica: i pazienti esenti dal pagamento del ticket saranno comunque costretti a mettersi in lista d’attesa presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale. Lo Stato si ritroverà così ad affrontare un mancato apporto di liquidità e parallelamente un aumento della spesa pubblica. Anche le aziende influenzeranno l’incremento del ricorso alle compagnie private: nello stesso modo condizioneranno negativamente lo Stato poiché la parte di trattenute salariali solitamente ad esso riservata non verrà riscossa. Il risultato sarà un progressivo abbandono della sanità pubblica in favore delle assicurazioni private che potrebbero successivamente scegliere di aumentare i loro prezzi.

Bibliografia: Carraro Quezel, Salute S.p.A. La sanità svenduta alle assicurazioni. Il racconto di due insider, Chiarelettere,2018

 

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