Infermiere pediatrico: una professione dimenticata

infermiere pediatricoL’Infermieristica Pediatrica è una delle discipline assistenziali con una lunga storia che la qualifica come la più antica tra le discipline dell’Infermieristica, nonostante questo, ha risentito negli anni passati e risente oggi di un’attenzione tutto sommato marginale che la sanità italiana ha riservato ai cittadini in età evolutiva e ai professionisti in questa materia.
Coontrariamente a quanto si potrebbe pensare il bambino è anatomicamente e fisiologicamente diverso dall’adulto, sono diversi i segni, le manifestazioni cliniche, le risposte all’ambiente fisico e di vita, alla malattia e alle cure. Di conseguenza, anche le tecniche di osservazione, monitoraggio e valutazione utili per realizzare il nursing pediatrico e neonatologico, sono peculiari.

L’ordinamento italiano alla luce dello sviluppo storico delle discipline assistenziali, ha recepito l’esistenza di d ue diverse professioni fin dal 1940 con la L.1098, che prevedeva la figura della Vigilatrice d’Infanzia accanto a quella di Infermiere Professionale.
La Vigilatrice era l’operatore sanitario che oltre alle mansioni previste per gli Infermieri Professionali, limitatamente all’infanzia, era autorizzata a procedere alla somministrazione con sonda gastrica degli alimenti ai neonati, ed aveva la responsabilità della preparazione, conservazione e somministrazione degli alimenti per i neonati, e per i minori ad essa affidati, il tutto su prescrizione medica, ed era abilitata all’assistenza del bambino sano e ammalato (art.10/L1098).
Si trattava quindi di una figura eterogenea formata in ambito pediatrico che ricopriva un ruolo assistenziale complesso e specifico. Nel 1955 sono stati istituiti i collegi professionali provinciali IPASVI, riuniti in una Federazione Nazionale; al loro interno i collegi prevedevano distinti albi professionali tra cui uno per gli Infermieri Professionali e uno per le Vigilatrici d’Infanzia.
Nel 1994, il DM 739 definiva la figura dell’Infermiere Professionale come professionista autonomo, con questo decreto l’Infermiere veniva individuato come professionista intellettuale, con competenze esclusive, autonomo e responsabile.
Contestualmente e successivamente il DM 70/1997 definiva il profilo professionale dell’Infermiere Pediatrico, definendolo come il professionista responsabile dell’assistenza infermieristica pediatrica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa, le cui principali funzioni erano: la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili in età evolutiva e l’educazione sanitaria.
Il DM 27/7/2000 inoltre ha sancito che il titolo di Vigilatrice d’Infanzia conseguito in base alla legge 19 luglio 1940, n. 1098 è equipollente a quello di Infermiere Pediatrico ai fini dell’esercizio professionale e dell’accesso alla formazione post-base. Allo stato attuale, dunque, l’ordinamento italiano contempla due sole figure professionali infermieristiche: l’Infermiere e l’Infermiere Pediatrico.
Per esercitare l’attività professionale assistenziale infermieristica nell’area pediatrica è quindi previsto un doppio canale:Laurea in Infermieristica  > Infermiere (DM 739/1994) + Master in Infermieristica Pediatrica = Infermiere Specialista in Area Pediatrica (L 43/2006);Laurea in Infermieristica Pediatrica > Infermiere Pediatrico (DM 70/1997).
Il codice deontologico definisce la figura dell’Infermiere Pediatrico al punto 3 come il professionista che :a) partecipa all’identificazione dei bisogni di salute fisica e psichica del neonato, del bambino, dell’adolescente, della famiglia;b)identifica i bisogni di assistenza infermieristica pediatrica e formula i relativi obiettivi;c)pianifica, conduce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico pediatrico; d)partecipa: ad interventi di natura sanitaria sia nell’ambito della famiglia che della comunità; alla cura degli individui sani in età evolutiva nel quadro di programmi di promozione della salute e prevenzione delle malattie e degli incidenti; all’assistenza ambulatoriale, domiciliare, e ospedaliera dei soggetti in età inferiore a 18 anni affetti da malattie acute e croniche; alla cura di individui in età adolescenziale nel quadro dei programmi di prevenzione e supporto sanitario;e) garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche;f) agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli operatori sanitari e sociali; g) si avvale, ove necessario, dell’opera del personale di supporto per l’espletamento delle funzioni.
In questo punto del profilo è esemplificato in maniera completa il complesso ruolo dell’Infermiere Pediatrico che esplica la sua azione nel campo dell’educazione (profilassi), cura e riabilitazione nell’ambito dell’assistenza pediatrica.
Ma nonostante la legge identifichi l’Infermiere Pediatrico come il professionista che si occupa di assistenza in ambito pediatrico, sembra che questo profilo professionale sia inesistente agli occhi delle Direzioni Sanitarie.
Verrebbe spontaneo quindi chiedersi esistono persone iscritte al Collegio IPASVI come Infermieri Pediatrici? E com’è lo stato occupazionale di tali iscritti?
Sicuramente gli iscritti al Collegio come Vigilatrici d’Infanzia (quindi in possesso di diploma universitario) sono occupati nei reparti pediatrici dei vari Distretti Sanitari ed Ospedalieri. Ragionamento diverso si può fare invece per i Laureati in Infermieristica Pediatrica dove soltanto alcuni lavorano nei presidi Ospedalieri o sul territorio.
Il motivo principale di questo problema occupazionale è dovuto alla mancata attuazione del Regio Decreto (RD) 1098/1940, nonché della mancata attuazione  della L.43/2006.
E’ lecito, a questo punto, chiedersi: perché una specifica attenzione al nursing pediatrico rispetto ad un’assistenza per il paziente adulto?
L’attenzione è dovuta a causa di molte peculiari differenze: malattie, prevalenze e incidenze diverse, l’organizzazione delle cure diverse così come l’approccio clinico – assistenziale, trattamenti, terapie e dosaggi diversi con la diversa interpretazione del “primum non nocere”.
Inoltre è giusto specificare una diversa formazione a livello Universitario tra i due profili  infatti, nel corso di laurea di base in infermieristica le ore di insegnamento riguardanti il paziente pediatrico sono generalmente 20-30 su 2300 con la non obbligatorietà del tirocinio pediatrico. Un Infermiere pediatrico, invece, riceve una formazione riguardante il paziente pediatrico di tipo specialistica, con il tirocinio formulato solo per l’area pediatrica e neonatale. Dunque l’Infermieristica Pediatrica non è una specialità dell’infermieristica, ma una disciplina assistenziale generale con una sua specificità storica e che ha proprie specializzazioni: neonato pretermine, neonato a termine, lattante, bambino prescolare, bambino scolare, adolescente. “L’infermiere pediatrico può assistere i pazienti fino a 18 anni” e “L’infermiere può assistere tutti pazienti”.
Questa è l’interpretazione inesatta che oggi le Direzioni Ospedaliere danno ai rispettivi profili professionali.  Errata perché la sussistenza di profili professionali e di percorsi di formazione distinti, rendono del tutto evidente che la professione di Infermiere Pediatrico differisce sostanzialmente da quella di Infermiere e che, quindi, diversi sono i livelli e gli ambiti di competenza rispetto ai quali poter giuridicamente e professionalmente assumere responsabilità.
A tutela di questo profilo, il RD 1098/1940, stabilisce (art.9) che “il possesso del diploma di Stato di Vigilatrice d’Infanzia (oggi Infermiere Pediatrico) costituisce titolo di preferenza per l’assegnazione a posti di servizio di assistenza all’infanzia presso ospedali, o reparti ospedalieri infantili e presso ogni altra istituzione di assistenza all’infanzia”.
Questo non sembra fermare la politica “anti pediatrica” delle Direzioni Aziendali, infatti ai vertici di queste, si pensa che avere un Infermiere Pediatrico non è da considerare una risorsa ma un problema, “perché è più difficile da collocare nei reparti”, volendo dunque un infermiere poco preparato in tutto e specializzato in nulla perché più facile da spostare come una pedina da un reparto all’altro “tanto l’assistenza è la stessa”.
Così facendo si carica il Sistema Sanitario Nazionale di costi per la formazione ulteriore degli Infermieri, per la gestione del rischio clinico e per contenziosi con l’utenza. Purtroppo sembra che i Piani Sanitari Nazionali più recenti, trascurano l’ambito dell’infanzia sebbene le maggiori organizzazioni internazionali sottolineino da tempo, la necessità di investire risorse essenziali sui primi anni di vita.
Allo stesso modo anche l’Infermieristica  dovrebbe investire nuove energie e risorse nell’area dell’età evolutiva. Investire significa promuovere la conoscenza delle specificità dell’assistenza pediatrica nella formazione di base e post-base, l’aggiornamento professionale continuo, la ricerca originale, la circolazione delle idee e delle conoscenze, l’innovazione nella pratica clinica. Facendo il punto attuale della situazione si denota quindi che la legge identifica l’Infermiere Pediatrico come il professionista che si occupa di assistenza in ambito pediatrico ma, questo non è riconosciuto dalla Direzioni Sanitarie degli ospedali Italiani né tanto meno dagli stessi ospedali pediatrici.
Qual è dunque il futuro dei laureati in Scienze Infermieristiche Pediatriche?
Analizzando l’attuale situazione in Italia, verrebbe semplice rispondere che il futuro degli Infermieri Pediatrici è quello di lavorare come Puericultrici e assistere solo il neonato fisiologico (vedendo morire una figura formata per livelli assistenziali più complessi e per ambiti ultra-specialistici quale la Terapia Intensiva Neonatale), ma forse non sarà possibile nemmeno questo.
In quanto data l’attuale situazione, si potrebbe tranquillamente ipotizzare che ai vertici  delle Direzioni Ospedaliere si elaboreranno manovre anti-pediatriche che permetteranno agli Infermieri di assistere i Bambini e alle Ostetriche di assistere il neonato fisiologico.
Oppure a risposta della precedente domanda, verrebbe ancora più semplice affermare che il futuro degli Infermieri Pediatrici è quello di andare ad intraprendere nuovamente la carriera universitaria da Infermiere poiché, dato il numero di concorsi quasi inesistente per Infermieri Pediatrici e le attuali politiche aziendali, si ha più possibilità di lavorare in Pediatria facendo l’infermiere che mantenendo il Profilo di infermiere pediatrico. a se la figura non serve come i dati occupazionali dicono, perché gli Atenei Italiani  continuano a sfornare Infermieri Pediatrici?
In conclusione questo articolo vuole smuovere le coscienze dei “Vertici Aziendali” cercando di far conoscere questa figura che non è “difficile da collocare o un ripiego per i giovani che la scelgono” ma una figura con dignità, con basi storiche, evidenza scientifica fondata nella letteratura, in pratica una figura professionale. Con occhio critico guardando l’attuale situazione degli Infermieri Italiani si denota eccessiva dignità professionale all’infermiere e nessuna considerazione per l’infermiere pediatrico: “Diamo ai Pediatrici ciò per cui vengono formati e che la legge gli riconosce, e agli Infermieri ciò per cui vengono istruiti”.  L’infermiere può  assistere i pazienti di età inferiore ai 18 anni previo master specialistico in area pediatrica, questa dovrebbe essere l’interpretazione corretta e rispettosa che le direzioni sanitarie dovrebbero adottare, per parlare di qualità di assistenza in ambito pediatrico

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