Il nuovo CCNL Sanità: un difficile compromesso

Medicine, drawing a hand

Dopo una lunghissima attesa il 23 febbraio si è finalmente potuto siglare un accordo tra l’Aran, ovvero l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, e i sindacati Cgil, Cisl, Uil e quelli autonomi. Erano trascorsi quasi dieci anni dalle ultime modifiche apportate al CCNL della sanità pubblica comportando una serie di limitazioni sia allo sviluppo del settore che alle relative contribuzioni e aggiornamenti salariali. Inoltre era necessario mettersi al passo con i tempi anche per ciò che concerne l’organizzazione lavorativa e le attività professionali che in questo lunghissimo arco di tempo sono mutate in maniera decisiva.
Il CCNL della sanità pubblica è un documento che come i contratti collettivi di lavoro nazionali regola tutti gli aspetti della vita lavorativa e professionale della categoria dei dipendenti a tempo determinato o indeterminato legati a questo settore. All’interno del testo quindi sono presenti tutte le indicazioni riguardanti l’ambito salariale, i permessi, i turni di lavoro, le ferie e gli straordinari. Inoltre sono indicate le eventuali norme disciplinari e le descrizioni professionali con i relativi incarichi e responsabilità, elementi base al fine dello sviluppo e della modernizzazione del settore della sanità pubblica e privata.

Alla fine di questa lunga attesa e dopo essere stato considerato incostituzionale il blocco contrattuale che si era creato, finalmente si è riusciti a raggiungere un compromesso accettando un’ipotesi contrattuale riferita al periodo dal 2016 al 2018 composta da circa 120 pagine. E’ importante valutare che tale testo non è ancora completo e che ha portato a una serie di analisi e critiche che non sono tutte favorevoli.
Analisi del nuovo CCNL Sanità
Un’analisi approfondita del testo prevede una serie di osservazioni che sono da considerare essenziali al fine dell’interpretazione dello stesso. Vi sono infatti degli aspetti che erano ormai obsoleti riguardanti le differenti aree di competenza della sanità. Si è cercato di porre ordine riguardante in primo luogo le aree professionali con una nuova classificazione divisa in aree di competenza:
area sanitaria: si fa riferimento alle attività professionali di infermiera, ostetrica, fisioterapista, quelle di prevenzione e ausiliari;
area dell’integrazione sociosanitaria: ovvero i ruoli di assistente sociale, educatore professionale di puericultrice;
area di amministrazione dei fattori produttivi: comprendente il personale collegato all’amministrazione, nonché alle competenze tecniche e professionali;
area tecnico-ambientale: riferita al personale Arpa.
Viene mantenuta ovviamente la classificazione articolata in quattro categorie indicate come A-B-C-D che si diversificano in base alle competenze, conoscenze tecniche, titoli di studio, specializzazioni e professionalità.
A questo si aggiunge un’analisi delle carriere organizzative che vengono modernizzate e una rielaborazione delle carriere professionali collegate al settore.
Le novità del nuovo contratto
Ma gli elementi che hanno fatto più discutere e che comunque necessitavano di un immediato intervento riguardano due punti in particolare: la modernizzazione dell’ambito salariale e la regolamentazione di alcuni aspetti dell’attività lavorativa.
Di seguito alcune delle novità fondamentali al fine della sottoscrizione:
– vengono introdotte le tabelle salariali concernenti le singole tipologie di contratto con i relativi aumenti riguardanti i singoli settori;
– è stato riconosciuto dopo tanti anni di analisi e lotta il cosiddetto tempo divisa e tempo consegne. Con tali termini si considera il tempo impiegato per la vestizione e la svestizione, anche se non è stato modificato l’aspetto delle undici ore di riposo continuativo;
– l’orario di lavoro del personale sanitario resta quello delle 36 ore settimanali;
– è stato stabilito un aumento di stipendio che in media si aggira intorno agli 86 euro;
Osservazioni e critiche
Molte sono le discussioni riguardanti gli aspetti positivi e negativi del nuovo CCNL della sanità pubblica. Per alcuni le novità, anche se sostanziali, non sono sufficienti dato che si denota comunque un peggioramento della qualità di vita e dell’attività per il personale che svolge funzioni lavorative nell’ambito dei reparti, come per esempio per la pausa mensa prevista dalla normativa comunitaria dopo le sei ore di lavoro. Infatti questa viene concessa a eccezione del personale di turno la cui attività può allungarsi anche fino alle dodici ore senza una pausa ristoratrice. Altro aspetto è la deroga alle undici ore di riposo nel caso in cui vi debbano essere attività di formazione e riunioni di reparto. Anche per ciò che concerne lo straordinario si è posto un tetto di 250 ore. Una volta che viene fatta richiesta al dirigente, il dipendente sarà obbligato a effettuarle salvo che non vi siano motivi di impedimento per problematiche familiari o personali. In questo modo si determina una forma di straordinario non volontario ma obbligatorio.
In conclusione se da un lato si attendeva con grande speranza tale aggiornamento nel settore della sanità, gli aspetti positivi e le novità non appaiono altrettanto sufficienti da compensare una serie di elementi che comunque lasciano leggermente stupiti e non molto soddisfatti. Vi è da sottolineare che il sindacato degli infermieri non ha ancora sottoscritto tale accordo. Dopo otto anni di attesa e una netta riduzione dei posti di lavoro all’interno del settore della sanità pubblica ci si sarebbe aspettati un testo più corposo e con una riqualifica di determinati settori e specializzazioni, non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello retributivo e nella qualità di vita lavorativa.

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